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Detti Lapiani

già pubblicati sul Vernacoliere Lapiano 

La saggezza  lapiana nei proverbi

 Cerchiamo di conservare le frasi colme di saggezza e sapienza,  e non permettiamo che possano cadere nel dimenticatoio o essere distrutte.

 Quelli che seguono sono solo brevi aforismi, di origine popolare, che esprimono una norma, un pensiero, una saggezza, una ammonizione desunta dall’esperienza e dai racconti dei nostri avi.

 

 à capo non s’adda mai fà malepatì

(la testa non si deve mai far soffrire)

talvolta è bene agire di impulso. Si invita a privilegiare il lato emotivo rispetto a quello razionale della nostra personalità, avallando qualunque desiderio ci venga in mente

 

à carta chiama a ò fumo

(il gioco delle carte comporta il vizio del fumo)

il gioco impone che si fumi per al­lentare la tensione; vale a dire che il vizio favorisce l'insorgere di altri vizi

 

à carta è amante  rò fessa

(le carte da gioco migliori finiscono in mano all'inesperto)

la fortuna arride allo sprovveduto

 

a casa, ‘e pezziente non mancano tozze

(nella casa dei poveri non manca il pane duro)

nelle  famiglie  meno abbiente,  c’è sempre qualcosa da mangiare per gli altri

 

à casa: à femmena t’à scascia e à femmena t’acconza

( la casa: la donna può mandarla in rovina e la donna può rimetterla in sesto)

la prosperità di una famiglia è subordinata da una oculata gestione della massaia

 

a casa  ‘e sunature vieni a fa’ ‘a serenata?

(a casa dei suonatori vieni a fare la serenata)

non si può insegnare a chi gia è esperto

 

a chi non piace ò buono, l'acceresse nò truono

( a chi non piace il buono lo folgorasse un fulmine)

ciò che è buono è apprezzato indistintamente da tutti

 

a chi vatte e a chi promette

(a  qualcuno bastona e ad altri fa minacce)

definizione di persona prepotente

 

a fà come faceano antici: ettaono a scorcia e sè mangiaono a mullica

(devi fare come facevano gli avi: buttavano la parte dura per mangiare la parte molla del pane)

un invito ad adattare la soluzione più ovvia, come insegnano le esperienze passate

a fatto buono c'à parlato ‘ngergo, ‘ tanto sti fessa non capisciono nienti

(hai fatto bene a parlare strano in modo che questi bifolchi non ci comprendano)

espressione giocosa, allusiva del linguaggio latino usato dai preti

 

a fatto citto citto ‘mmiezzo  ò mercato

(in silenzio fra la folla del mercato)

raccomandare la segretezza su di una informazione riferita a persona notoriamente pettegola

 

à jallina face l'ova e a ò vallo là brucia ò culo

(la gallina fa l'uovo e al gallo gli brucia il sedere)

spesso alcune persone accusano la fatica e il peso di imprese che non hanno compiuto

 

 à jatta pe ‘ghi rè pressa fece i figli cecati

(la gatta per andare di fretta fece i figli ciechi)

la fretta è cattiva consigliera

 

à jatta, ò figlio ca chiange pe primo, allata

(la gatta allatta prioritariamente il cucciolo che piange)

I lamenti, i piagnistei e rimostranze possono favorire il raggiungimento di un obbiettivo. Ad esempio nei confronti dei propri genitori, in un ufficio pubblico, nei rapporti in genere

 

à jatta rè zì Bianca pima rire e doppo chian­ge

(il gatto di zia Bianca prima ride e poi piange)

definizione di persona dall'umore mutevole

 

à jatta rè zì Maria nò poco chian­ge e nò poco rire

(il gatto di zia Maria a tratti piange e a tratti ride)

definizione di persona dall'umore mutevole.

 

à lanterna ‘mano a i cecati e à fessa mano e criature

(la lampada in mano ai ciechi e la vulva  in mano ai bambini)

dotare una persona di mezzi o di opportunità di cui è incapace di servirsi

 

a lietto stritto, corchete ‘mmiezzo

(nel letto stretto mettiti a dormire a centro)

nella vita bisogna sapere adattarsi

 

  

à mala nova a porta ò viento

(le notizie cattive sono portate dal vento)

le cattive notizie hanno sempre una grande capacità di diffusione. Il vento infatti si riferisce alla velocità e all'immediatezza

 

à mamma  rè i strunzi è sempe prena

(la mamma degli imbecilli è sempre incinta)

dovunque andrai troverai sempre gli imbecilli

 

a marzo chiuvi chiuovi,  a abbrile una e bona

(in marzo piova pure di continuo, in aprile ci sia una sola pioggia, ma abbondante)

eventuali piogge continue nel mese di marzo non danneggiano le culture; di contro, nel mese di aprile, è auspicabile un'unica pioggia abbondante

 

à meglio morte è dè subito

(la morte migliore è quella immediata)

espressione usata per manifestare l'intenzione di rischiare tutto in una sola volta

 

à mogliere è miezzo pane

(la moglie è metà pane)

la presenza di una moglie realizza per una buona metà l'esistenza di un individuo. Parafrasando: La moglie mangia metà del tuo pane, quindi arreca danno

 

 

 à moneca rè Sant'Austino mette doe capo ‘ngoppa a uno cuscino

(la suora di Sant' Agostino poggia due teste su di un unico cuscino)

le donne che si mostrano devote e schive nascondono una natura lussuriosa o malvagia ( la testa propria e quella dell’amante)

 

a pavà e a murì, ‘nge sta sempe tiempo

( per pagar debiti e morire c'è sempre tempo)

un invito a non aver fretta di compensare l'esecuzione di un'opera, ma attendere di verificarne la funzionalità

 

à panza è na pellecchia: chiù ‘nge mitti e chiù se stennecchia

(la pancia è una pelle elastica: più metti dentro tanto più si allarga)

per  giustificare  chi mangia a crepapelle

 

à pecora pe fà bhee……… pirdio ò occone

(la pecora per belare continuamente perse il boccone.)

si utilizza nei confronti di quelle persone che parlano continuamente a sproposito, specialmente a tavola

 

à porta se chiama porta

(la porta ha il nome di porta)

 gioco di parole col quale si invita a portar doni al momento di varcare la porta della casa altrui

 

  

a ò frive sienti addore

(quando friggi senti l’odore)

al momento giusto tiri le conclusioni , è opportuno non parlare mai prima

 

à ragione è dè li fessa

(la ragione è degli stupidi)

per troncare la discussione è bene attribuire la ragione allo sciocco che si intestardisce nel reclamarla a sè

 

à terza ota canta o vallo

(la terza volta si ha il canto del gallo)

raccomandazione ala prudenza dopo l'insorgere della

seconda difficoltà, in quanto la terza volta potrebbe risultare fatale. Fu al terzo canto del gallo che Pietro rinnegò Gesù

 

à troppa confirenza arridduce  a male crianza

(la troppa confidenza  sfocia in cat­tiva educazione)

 un monito a non concedere eccessiva confidenza alle persone estranee

 

à vita è fatta a petaturo: oi ‘ngulo a te e dimani puro

(la vita è fatta come una roncola: oggi lo prendi nel sedere e domani anche)

 la vita è una continua lotta in cui è bene essere preparati alle  avversità  quotidiane

 

 

accire chiù n'uocchio, cà nà scoppettata

(ammazza più l'occhio che una fucilata)

la maldicenza dettata dall'invidia danneggia più di qualsiasi atto ostile

 

a acino a acino sè face à macena

(acino per acino si fa la macina)

Si insegna che non si devono sottovalutare le cose piccole, nel peso, dimensione o altra variabile.  Il loro numero (elevato) può conferire grandi qualità

 

addó arrivi  zippi ò palo

(dove arrivi  metti un segnale)

 un invito a non affrettarsi, a riflettere sul da fare

 

addó care ò ciuccio, scarrecammo e scarcioffole

(dove l'asino stramazza al suolo scarichiamo i carciofi )

bisogna sempre  proseguire nel lavoro intrapreso fino a quando non si incapperà nell'ostacolo preannunciato

 

addò chi non tene figli, non ‘nce aì, nì pè sordi e nì pè consigli

(da chi non ha figli non andarci ne per soldi ne per consigli)

non chiedere mai ha chi non può capire

 

addó ‘ng'è sta gusto, non ‘ng'è sta  perdenza

( dove c'è il piacere non ci si rimette nulla)

non assume rilevanza il costo di ciò che si fa per soddisfazione personale

 

 

addó t'à fatto state, te fai vierno

(dove hai trascorso l'estate devi passare l'inverno)

sintetizza il rifiuto a persona che attraversa un momento difficile, rammentandogli che in tempi migliori ha fatto partecipe altri delle proprie fortune

 

addò tanta vàlli cantano, non face mai juorno

(dove cantano tanti galli, non fà mai giorno)

difficile prendere una decisione in presenza di molteplici opinioni

 

addó tene l'uocchi, tene e mano

(dove ha gli occhi ha le mani)

riferito a persona incline ad impossessarsi di qualsiasi cosa gli capiti sotto gli occhi

 

aì n’acqua

(speriamo che piove)

imprecare qualche disastro per danneggiare il godimento altrui

 

allonga a via e accuogliete a caseta

(allunga la strada e torna a casa)

prudenza, se ci tieni a tornare a casa, anche se fai la strada più lunga il fine è assicurato

 

a mal’ereva subbito cresce

(l’erba cattiva si diffonde in fretta)

la cattiveria non finisce mai

 

 

 amico cò tutti, ‘nammorato cò nisciuno

(amico con tutti ma legato a nessuno)

disposto ad avere rapporti con chicchessia, pur senza schierarsi dalla parte di alcuno, restare in disparte senza intromettersi nei fatti altrui

 

ancora non è prena e  già à spaso ‘e fassatore

(ancora non è incinta e gia ha steso  i pannolini)

quando si fanno i preparativi troppo anticipati

 

ànna finì" risse quiro cà ruculiava pè e scale anabbascio

(tutto ha una fine" disse chi ruzzolava lungo la gradinata)

simile a "adda passà a nottata", fa riferimento alla natura transitoria  di tutte le cose, viene usato in condizioni o situazioni poco piacevoli, disagiate, seccanti o noiose, qualcosa di  simpatico per invocare la pazienza e la speranza

 

ànno fatto uno sango a lavina……

(hanno effettuato una unione ematica)

Si riferisce a persone che hanno istituito un legame che appare talmente forte ed indissolubile da evocare quasi un patto di sangue, una unione di fluidi che vuole figurare una fortissima intimità

 

appena trasi pane e caso, ròppo trasuto pane piruto

(come entri pane e formaggio, dopo entrato pane andato a male)

una visita breve è sempre gradita, una lunga finisce con lo stancare

 

arri ciuccio mio cà mò vene l'ereva nova

( procedi, asino mio, ché ora cresce l'erba novella)

esprimere  amarezza, in quanto la soluzione di un problema attuale appare impossibile in un immediato futuro

 

attacca ò ciuccio addó ole ò padrone

(lega l'asino dove vuole il proprietario)

aderire, pur senza convinzione, alla volontà di chi ha l'autorità di disporre

 

avascia c’à vinni

(abbassa il prezzo che vendi)

rientrare nei propi panni per restare nel gioco

 

cagno  l'oro cò ò chiummo

(cambiar l'oro per il piombo)

bisogna meditare prima di effetuare  una scelta palesemente sbagliata

 

capo luongo, maesta paccia

(filo da cucito lungo, sarta pazza)

progetti troppo lungimiranti denotano scarso realismo

 

carne rè puorco: ‘nfoca e mena ‘nguorpo

(carne di maiale: riscalda ed ingerisci)

la carne di maiale è buona se cotta al sangue

 

catarro: vino cò lo carro

(catarro: vino col carro)

contro le infreddature non c'è rimedio migliore del vino in abbondanza

cavolo è figlio a ruoccolo

( il cavolo è figlio del broccolo)

tale padre, tale figlio

 

chi  ala…..  poco vale

(chi sbadiglia rende poco)

chi sbadiglia rivela stanchezza, noia o disinteresse

 

chi bella òle parè…. pene e guaie addà patì’

(chi bella vuole apparire pene e guai deve patire )

per essere belle le donne si sottopongono anche a privazioni e sacrifici

 

chi chiange fotte a chi rire

(chi piange ruba a chi ride)

l’apparenza spesso inganna

 

chi fraveca e sfraveca non perde mai tiempo

(chi costruisce e demolisce non perde mai tempo)

chi opera senza concludere non si libera mai del proprio impegno

 

chi ‘mbresta…… nculo ‘nge  resta

(chi presta lo prende nel sedere)

di solito il prestito equivale alla perdita di ciò che si è prestato

 

chi m’accire e chi m’avanta…. e io  tengo ‘ngulo a tutti quanta

(chi mi critica e chi mi vanta, me ne infischio di tutti)

dichiarazione di  indifferenza verso i giudizi altrui su se stesso

chi more cò li fungi è fessa chi lò chiange

(chi muore a causa dei funghi è stupido chi lo piange)

non bisogna dispiacersi di chi persevera nell’errore

 

chi nasce tunno  non more quadro

(chi nasce tondo non può morire quadrato)

se non si vuol migliorare, si resta come si è

 

chi non fraveca e non àmmarita rè la vita non sape cria

(chi non costruisce un'abitazione, o non costituisce

una dote, della vita non sa nulla)

per conoscere le reali difficoltà della vita bisogna incappare nelle incognite di una costruzione o della costituzione di una dote

 

chi non sente a mamma e patre sè trova addó non sape

(chi non ascolta la madre ed il padre va ramingo dove non sa)

chi non fa tesoro dei consigli dei genitori non può che avere un incerto destino

 

chi non tene sordi ave sempe tuorto

(chi non ha soldi ha sempre torto )

i padroni hanno sempre ragione

 

chi non tene vizi non tene manco iurizio

(chi non ha vizi non possiede neanche giudizio)

il vizio viene ad essere equiparato a pratica portatrice di

esperienza e buonsenso

 

chi  òle  a  Dio sò prea

(chi vuole una grazia da Dio lo preghà)

chi è in difficoltà si da fare senza perder tempo a cercare aiuto.

 

chi òle và….. chi non bòle manna

(chi vuole va e chi non vuole delega)

se si vuole veramente qualcosa bisogna provvedervi di persona.

 

chi pava prima è male sirivuto

( chi paga in anticipo è mal servito)

è opportuno non riporre eccessivamente fiducia nel prossimo e quindi pagare, o manifestare riconoscenza, solo a prestazione avvenuta.

 

chi passa e non saluta ogni passo nà caruta

(chi passa e non saluta ad ogni passo deve subire una caduta)

 buona  norma di  comportamento.

 

chi razza ole fà, cò e figlie femmene add' accommenzà

(chi vuole che il suo cognome  non si estingua, e avere famiglia numerosa deve cominciare a mettere al mondo figlie femmine)

è con la speranza di ottenere il maschio che si persiste, ottenendo una famiglia numerosa.

 

chi se corca cò e criature a matina se trova pisciato

(chi si addormenta con i bambini, l'indomani mattina si ritroverà bagnato di urina)

accade facilmente a chi si accompagna con persone dall'età non adeguata al contesto, di ritrovarsi in condizioni poco favorevoli

 

chi s’è rispiace rè carne e l'ati…. e soje s’è mangiano ì cani

(chi si dispiace della carne degli  altri….. verrà mangiato dai cani)

si invoglia a interessarsi esclusivamente delle proprie faccende, in quanto il solo interessarsi di quelle degli altri implica la cattiva sorte delle proprie

 

chi semena rano, non coglie aordiche

(chi semina grano, non raccoglie ortiche)

chi fa il proprio dovere sarà premiato

 

chi serve sulo à corte….. a ò pagliaro more

( chi serve un padrone, muore povero )

nella vità bisogna cercare di essere autonomi

 

chi sparte àve a meglio parte

(chi divide ha la parte migliore.)

la malafede umana  è indicata  nel soggetto che opera una spartizione. Si usa spesso ironicamente in occasioni conviviali in cui qualcuno è deputato a riempire i piatti o anche quando c'è chi si cimenta nella nobile opera di separare due o più persone in una colluttazione

 

 

chi sputa ai cristiani face a morte rì cani

(chi sputa alle persone muore come un cane)

è buona educazione non offendere gli altri

 

chi sputa ai piccirilli face a morte rì rilli

(chi sputa ai bambini fa la morte del grillo)

è buona educazione non offendere gli altri

 

chi tard'arriva mal'alloggia

(chi arriva in ritardo, non trova  buon alloggio)

chi è solito tardare, deve aspettarsi una cattiva condizione.

 

chi  tene à freve …….. e chi stà cò e  pezzè ‘nfosse

(chi ha la febbre e chi invece ha gli stracci bagnati)

si mette  in evidenza che spesso le persone che ricevono attenzioni e cure non sono quelle che invece ne avrebbero realmente bisogno.

 

chi tene chiù poreve spara

(chi ha più polvere spara)

una sfida ad impegnare tutte le proprie risorse in una controversia.

 

chi tène panza tene crianza

(chi ha pancia ha buona educazio­ne)

chi accetta l'ospitalità offerta al mangiare  altrui rileva buona educazione

 

chi troppo parla, niente cumbina

(chi parla troppo, niente onclude )

Bisogna essere più realistici

chi troppo s'acala ò culo non s'apara

(colui che si abbassa troppo finisce per porgere il proprio deretano.)

 si avverte sull'alto rischio di vulnerabilità per chi si abassa troppo. Il verbo abbassare è qui da intendersi con lo spettro più ampio dei suoi significati. Nella maggior parte delle volte ci si riferisce a rapporti confidenziali concessi con troppa facilità

 

chi òle mette père a ogni preta, non arriva mai a casa

(chi vuol mettere il piede su ogni pietra non arriverà mai a casa sua )

con la pignoleria non si conclude nulla

 

chi òle ò male e l'ati… o sujo stà arreto a porta

(colui che desidera il male altrui…. si ritrova il proprio dietro la porta)

si invita  a non desiderare il male di nessuno. Il monito ricorda che per chi desidera per qualcuno sciagure e sventure, la sua malasorte è più vicina di quanto non immagini: dietro la propria porta

 

ciento niente accirono ò ciuccio

(cento niente uccidono l'asino)

le piccole cose, quando in grande quantità sommate, possono essere di gran peso

   

 

ciento vai…… e morte mai

(cento guai e mai la morte)

minimizza le contrarietà della vita paragonandole all'ineluttabilità della morte. Solitamente il porverbio si recita a se stessi o a qualcuno in occasione di problemi (risolvibili), esortando all'ottimismo

 

crisci figli crisci puorci

(cresci figli cresci maiali)

il riferimento è alla frequente ingratitudine dei figli, paragonando infatti questi ultimi al suino, o peggio il verro, animale dal destino forunato ma poco incline alla riconoscenza

 

 ‘chiano ‘chiano  cà ò rutto porta ò sano

(piano piano  che l'invalido porta il sano)

rimprovero volto a chi, poco per volta, si scrolla di dosso la propria parte di responsabilità o di impegno, facendone carico ad altri

 

chiù scuria rà mezzanotte non pò binì.

(più buio che a mezzanotte non si può avere)

determinazione a persistere in quanto la situazione, al punto in cui si è giunta, non può che migliorare

 

cielo a pecorelle: acqua a fontanelle

(cielo a cirri: acqua a fontana)

i cirri preannunciano la pioggia a dirotto

 

cò na botta doe frecetole

(con un colpo due beccafichi)

acquisire un doppio vantaggio con un'unica azione

Dio te n'avita rò pezzente arric­cuto e dò ricco appizzintuto

(Dio ti liberi dal povero arricchito e dal ricco ridotto in miseria)

il neoricco tende sempre a far pesare il suo nuovo stato sociale; il ricco impoverito è incattivito dal rovescio di fortuna subito

 

doe cose non s’anna mai ‘mpresta: sordi e mugliera

(due cose non si prestano mai : soldi e moglie)

se vuoi rimetterci di sicuro  presta, soldi o  moglie

 

e banno trovanno à sera….. e cannele!

(le candele le cercano di notte!)

potrebbe sembrare solo una semplice e banale esortazione a non perdere tempo per la risoluzione dei problemi. Invece c'è nascosta un'elegante natura ricorsiva, in quanto la soluzione al buio, ossia trovare le candele, viene impedita dal buio stesso

 

e  femmene nè sanno una cchiù rò riaolo

(la donna ne sa una più del diavolo. )

è molto difficile far scema una donna

 

e femmene non ‘nze mettono cò ò ciuccio sì  nò strazzeno e lenzola

(le donne non fanno l’amore con l’asino per non rompere le lenzuola)

avvertimento agli uomini che giurano sulla fedeltà della moglie

 

 

e femmene non sanno tene’ tre cicere ‘nmocca

(le donne non sanno tenere tre ceci in bocca)

i segreti non sono per le donne

 

e figlie ‘e ron Camillo: tutt’ ‘e bonno e nisciuno sè piglia

(le figlie di don camillo tutti le vogliono e nessuno le sposa)

riferito a donne che si dicono molto corteggiate, ma che non trovano mai marito. Allusione verso le donne che pensano che con i soldi si ottiene tutto

 

è  meglio a tene’ ‘nà mala spina ca nò male vicino

(è meglio avere una spina nel fianco che un cattivo vicino)

non bisogna mai fidarsi di chi si definisce un amico

 

fortuna e cazz 'ngulo beat'a a chi nce l'ave:  furtuna a mme' e cazz 'ngulo a ttè

(fortuna e cazzi in culo beato chi li hà: fortuna a me e cazzi in culo a te)

riferito alle tante persone che cercano nella raccomandazione il motivo della propria carriera!!!

 

fatte ‘o lietto, cà non saj a chi aspietti, arrecèttate ‘a casa, cà non saj chi trase

(fai il letto che non sai chi aspetti rassetta la casa

che non sai chi entra)

meglio stare sempre in ordine, per qualunque evenienza, nella vità c’è da aspettarsi sempre di tutto sia il bene che il male

 

fà bene e scordete, fà male e penzace

(fai del bene e dimenticatene, fai del male e pensaci)

non tener conto del bene fatto in quanto non te ne sarà mai mostrata riconoscenza; ricorda invece il male fatto perché chi lo ha subito potrebbe cercarne vendetta

 

fatte accattà a chi non te sape

(fatti comprare da chi non ti conosce)

espressione rivolta a smascherare l'ipocrisia altrui

 

fattella cò chi è meglio ‘e te e fance ‘e spese

(frequenta gente per bene e rimettici le spese)

la scelta degli amici può influire sulla vita

 

febbraio curto e amaro

(febbraio corto e amaro)

febbraio, sebbene sia il più corto dei mesi, è il più duro da passare

 

Gesù Cristo rà  ò pane a chi non tene i rienti

(Gesù Cristo da il pane a coloro i quali non hanno i denti)

sovente le risorse vanno a quelle persone che non hanno i mezzi o le competenze per gestirle o fruirne

 

guerre, terremoti e peste, chi sè spoglia e chi sè veste

(guerre, terremoti e peste, chi si spoglia e chi si veste.)

nei momenti piu difficili della nostra vita, c'è sempre chi approfitta a discapito della misera gente

  

jomara  moscia non'ge  ì  a pesca

(fiume tranquillo non andare a pesca)

non fidarsi delle cose apparentemente mansuete e si sottintende che al contrario esse siano le più pericolose in quanto quasi sempre sottovalutate. Solitamente il detto viene utilizzato per indicare persone miti di cui è meglio non fidarsi

 

i ciucci sciarreano e ‘i varrili sè scasciano

(gli asini litigano e i barili si rompono)

le liti a volte danneggiano chi non c’entra per niente.

 

i curti, i musci e i russi s'ànna accire quanno nasceno

(i bassi,i taciturni e quelli di capigliatura rossa vanno uccisi alla nascita)

si mette in evidenza la storica diffidenza popolare verso le persone con difetti fisici, dal carattere silente e misantropo, nonchè verso gli individui nati con i capelli rossi.

 

io pè fotte e restào futtuto

(andar per frodare e restare frodato)

un ammonimento a non soprava­lutare mai le proprie capacità

 

i sfizi sè pavano

( gli sfizi si pagano)

si dà per scontato che c'è uno scotto da pagare per togliersi qualsiasi sod­disfazione.

  

 

i sordi fanno vinì a vista i cecati

(i soldi fanno vedere i ciechi)

i soldi hanno sempre un buon effetto nella vita

 

i sordi ‘mbezzecanno ‘mmano i cecati

(i soldi si attaccano alle mani dei ciechi)

i soldi sprigionano un particolare magnetismo per effetto del quale si attaccano alle mani di chiunque ne venga in possesso

 

i sordi fanno fà ati sordi

(i soldi producono altri soldi)

chi ha soldi non ha da faticare molto per incrementare le proprie ricchezze

 

i sordi  te può fà e doe manere: o cò ‘npertura e cascia o cò npertura e coscie

(i soldi li puoi fare in due modi: o aprendo una cascai o aprendo le coscie)

è difficile che nella vita si possono fare i soldi onestamente

 

io vengo rà ò muorto e tu rici chè ancora vivo

(io vengo dal suo funerale e tu affermi che è ancora vivo)

a volte siamo capaci di negare anche l'evidenza

 

l'acqua scorre sempe a ò mare

( l'acqua corre verso il mare)

vantaggi e provvidenze finiscono sempre per confluire là dove c'è il benessere

 

l’auciello cò ò musso pizzuto ivo pè fottè e restao  fottuto

(l'uccello dal becco appuntito fece per turlupinare e restò egli stesso turlupinato)

Si  insegna che spesso l'intenzione e la pratica di frodare qualcuno può essere facile occasione per prendere una brutta fregatura

 

 l'ausà e lò strausà sò dui malanni

(l'abituarsi ed il disabituarsi sono due malanni)

è sempre traumatico il dover mo­dificare le proprie abitudini

 

l’è ghiuto ‘o sango a l’uocchi

(gli è andato il sangue agli occhi)

persona che non  risponde delle sue azioni

 

 le rai ò rito e se piglia à mano

(gli dai il dito e prende l'intera mano)

definizione di persona incline ad abusare della disponibilità altrui.

 

le vanno ‘e scarpe strette

(gli vanno le scarpe strette)

non si trova a suo agio

 

male e mole male e core

(dolore di denti dolore di cuore)

il dolore di denti è paragonabile a quello causato da un infarto

 

 

Maria contrariosa, quanno chiove  porta l’acqua a ‘e galline

(Maria la contraria quando piove porta l’acqua alle galline)

Riferito a chi fa sempre le cose contro natura

 

marzo marzillo nà ponta rè curnillo, si marzo 'ncrogna face zombà lana pili e ogna

(marzo marzetto una punta di corna, se marzo si impunta fà saltare lana peli ed unghie)

da sempre marzo rappresenta il mese dell'instabilità atmosferica, possiamo assistere ad uno strano caldo come ad uno estremo freddo

 

mazz'e panelle fanno i figli belli

(percosse e pagnotte di pane rendono i figli belli)

una buona alimentazione associata ad un uso frequente delle percosse sono elementi sufficienti e necessari per una corretta educazione della prole

 

me mancano sempe riciannove sordi p’appara’ na lira

(mi mancano sempre diciannove soldi per completare una lira)

per arrivare a quello che si desidera manca sempre qualcosa,  pertanto il desiderio resta difficile da realizzarsi

 

mittete  paura cà ò culo sè mozzeca à cammisa

(aver timore che il sedere mangi la camicia)

di persona avara  al punto da nutrire sospetti nei confronti dei suoi stessi familiari

 

mittete paura rè l'acqua coeta

(abbi paura dell'acqua che non scorre)

è opportuno guardarsi dalle per­sone poco espansive

 

mittuto 'mponta-‘mponta.... è trasuto tutto rinto!

(una volta appoggiato sull'orlo.. introdotto tutto!)

molte cose basta appena iniziarle per vederle completarsi per incanto quasi da sole. L'immagine che si usa per rappresentarla è l'atto sessuale in tutta la sua crudezza e fisicità, senza rinunciare comunque ad un margine di ambiguità ottenuta dalla omissione dei termini diretti della metafora

 

muorto io, muorto Dio

(morto io, morto Dio)

espressione di estremo egoismo, di indifferenza nei confronti delle con­seguenze delle proprie azioni che, inevitabilmente, penalizzeranno al­tri, estranei all'evento in questione.

 

Natale cò ò sole e Pasqua cò ò ceppone

(Natale col sole e Pasqua col camino acceso)

se l'inverno si manifesta con ritardo, si protrae sino a primavera inoltrata

 

 

‘ncoppa a st‘o munno quatto cose non tà fà mancà: ‘na femmena… i sordi…. ò suonno e o mangià

(al mondo quattro cose non ti debbono mancare: la donna, il denaro, il sonno e il buon cibo.)

espressione massima per decrivere nel miglior dei modi cosa bisogna chiedere alla vita

 

‘ndovina e fatte preote

(indovina e fatti prete)

esprime la difficoltà obiettiva di capire quale sia la scelta giusta, fino al paradosso dell'impegno a prendere i voti, se illuminato in merito

 

nisciuno nasce ‘mbarato

(nessuno nasce con un bagaglio di esperienze)

Ai giovani è consentito sbagliare in quanto è dai propri errori che possono trarre utili insegnamenti

 

nisciuno te rice: "lavate a facci cà sì chiù bello e me"

(nessuno ti dice: ‘Lavati la faccia ché apparirai più bello di mè)

non bisogna mai aspettarsi consigli del tutto disinteressati

 

n'acqua a  giugno arruìna ò munno

(una pioggia in giugno distrugge tutto)

esprime il timore di un acquazzo­ne estivo che danneggerebbe irrime­diabilmente le culture di grano ormai prossimo alla mietitura

 

nà moglìera brutta è peggio ‘e nò rebbito

(una moglie brutta è peggiore  di un debito)

a volte nei confronti della gente l’apparenza ha il suo valore

 

 

 

nà pisciata senza nò pirito è com'a na 'nzalata senz’ acìto

(urinare senza flatulenze è paragonabile ad una insalata senza aceto)

eseguire un peto durante l'atto dell'urinare, già confortevole di suo, è una condizione d'armonia irrinunciabile affinché l'espulsione del liquido paglierino si configuri non solo come un dovere fisiologico ma sopratutto come uno momento di piacere e benessere

 

non ‘ce stà nì nò sposalizio senza chiange, nì nò muorto senza rire

(non esiste nè sposalizio senza piangere, ne funerale senza ridere)

certe cose devono andare per forza in un modo, spesso anche controcorrente

 

non mette a mano ‘mmiezzo ‘antìla rà porta

(non  mettere la mano fra lo stipite della porta)

intromettersi nelle altrui questioni col rischio di riceverne un danno

 

nò patre campa ciento figli,  ma ciento figli non campano a nò patre

(un padre può allevare cento figli, ma cento figli non provvederanno mai a soddisfare le esigenze di un sol padre)

considerazione sull'abnegazione paterna e sulla irriconoscenza dei figli

  

ò buono more sempe pè mano rò fessa

(la persona accorta soccombe ad opera dello sprovveduto)

un monito a non sottovalutare chi si ritiene incapace di nuocere

 

ò cane mozzeca sempe ò strazzato

(il cane morde sempre il pover’uomo)

le disgrazie succedono sempre acoloro che hanno già subìto

 

ò cane e massaria allucca sulo rind'ò ò suo

(il cane di campagna abbaia solo nella sua proprietà)

il cane che ha il dovere di abbaiare per difendere la propria casa  e non quella di altri, cosi anche l'uomo deve conoscere i propri limiti e non invadere le libertà altrui

 

ò ciuccio mio chèera tanto avantato mó s’è arriddutto a carrià prete

( il mio asino tanto vantato ora è ri­dotto a trasportare pietre)

riferito alle  persone  che non si  rive­lano  all'altezza delle aspettative

 

ò ciuccio scortecone porta à sarma e non se n'addòna

 (l'asino malmesso porta il peso e non se ne accorge)

 detto canzonatorio nei confronti di persona a cui è stata attaccata, per puro divertimento, qualcosa sulla schiena

   

ò commannà è meglio rò fotte

(il comandare è meglio dell’atto sessuale)

espressione che specifica che la posizione di chi comanda è sempre ottimale mentre chi deve eseguire si trova sempre in una posizione svantaggiata

 

 ò conosco piro e non portava frutto!

( lo conosco come pianta di pero e non portava frutto)

riferito a persone che nella vita non hanno mai fatto del bene e  non è sensibili alle altrui esigenze. L'espressione trae origine da un aneddoto che racconta come una persona sollecitasse una grazia, prona dinanzi ad un Crocefis­so di legno ricavato da un vecchio pero, abbattuto in quanto non aveva mai prodotto frutto

 

ò figlio mupo ò capisce a mamma

(il figlio muto viene capito da sua madre)

si impiega nei confronti di persone vicine (parenti ma anche amici o colleghi) che anche senza parlare lasciano trasparire i propri pensieri o intenzioni. A volte viene impiegato per far capire a qualcuno dal carattere taciturno che abbiamo compreso anche senza che egli volesse o lasciasse intuire

 

ò figlio rà jatta i surici acchiappa

( figlio di gatta  prende i topi )

il comportamento è determinato spesso dagli insegnamenti ricevuti

 

 

 ò lietto se chiama rosa: chi non dorme s'arreposa

( il letto si chiama rosa: chi non vi dorme, almeno vi riposa)

un invito a non servirsi del letto solo quando si ha sonno, ma a anche per ritemprare le proprie forze

 

ò lupo perde ò pilo ma nò ò vizio

(il lupo perde il pelo non il vizio)

è molto difficile far cambiare il carattere di una persona

 

ò parlà è arte lègge

( il parlare è mestiere facile)

è facile dettare regole di vita, il difficile è metterle in pratica

 

ò perocchie cà care int'a a farina sè crere molenaro

( il pidocchio che cade nella farina si sente mugnaio)

stigmatizza il comportamento di quelle persone che, per il semplice fatto di essere venute in contatto con altre di ceto più elevato, assumono atteggiamenti di superiorità nei confronti di coloro che appartengono al suo stesso rango sociale

 

ò poco soperchia, ò troppo non’ abbasta

( il poco è troppo,  il troppo non  basta)

per ogni cosa c’è bisogno della giusta quantità

 

ò purpo sè coce ‘ cò l’acqua soa

( il polipo si cuoce con la sua stessa acqua)

ogni cosa va fatta secondo le regole giuste

 

 

ò puorco pè fà bene mor'acciso

(il maiale per far bene  muore assassinato)

colui che  si prodiga per gli altri non riceverà una sorte favorevole. Si invita pertanto ad occuparsi del proprio tornaconto personale, senza curarsi del bene altrui o comune

 

ò rolore è di chi ò sente, nò rè chi passa e tremente

(il dolore è di chi lo avverte, non di chi semplicemente assiste alla pena altrui)

si propone che problemi, pene e dolori non possono essere sofferti nella loro interezza se non in prima persona, si sottindente che  coloro che  passano e guardano, hanno un sentimento quasi di indifferenza e di morbosità

 

ò sango non pòte addeventà acqua

 (il sangue non può trasformarsi in acqua)

 conferma di solidarietà determinata da vincoli di  parentela

 

ò sfizio rò ciuccio è a ramegna

(il ghiribizzo dell'asino è la gramigna, cioè l'erba peggiore)

sarcastica espressione di rimprovero verso chi, avendo possibilità di scelta, opti per la soluzione meno idonea.

  

  

 ò sparagno non nè mai varagno

(il risparmio non procura mai guadagno)

risparmiare non implica necessariamente un vantaggio e si riferisce in particolare all'ambito degli acquisti dove la ricerca esasperata del prezzo più basso ripaga con un fittizio guadagno

 

ò tè mangi st’a menesta, ò tè utti p’à fenesta

(ò mangi questa verdura, o ti butti dalla finestra)

 espressione per indicare che non si ha possibilità di scelta

 

ò troppo rire finisce a chianto

( il troppo ridere finisce in pianto)

un invito a non spingere gli scherzi fino alle estreme conseguenze

 

ogni altare tene a croce soa

(ogni altare ha la sua croce)

tutti hanno dei problemi

 

ogni  lassata è persa

(il lasciato è perso)

fare le cose quando se ne ha relmente la possibilità, poiché difficilmente succede una seconda volta

 

ogni acqua leva sete

(qualsiasi acqua toglie la sete)

quando si ha desiderio, o necessi­tà, di qualcosa, non si sottilizza sulla provenienza

 

 

ogni pirtuso è pùorto

(ogni buco è un porto )

in caso di astinenza  anche una donna vecchia e bruttà può essere utile

 

ogni lèona tène ò fumo suo

(ogni legna emette il proprio fumo)

giustificazione dell'altrui comportamento, determinato dal carattere

 

ognuno tira l’acqua  ‘a ò mulino suo

(ognuno tira l’ acqua al suo mulino)

chiunque quello che fa lo fa per trarne dei vantaggi

 

ottame cà cammino

(spingimi cosi cammino)

persone che necessitano di stimoli  esterni per poter agire o esercitare. Ci si riferisce a chi per attitudine non brilla di luce propria ma è avvezzo ad avvalersi di spinte  per potersi attivare

 

pacci e piccirilli Dio l'aiuta

(pazzi e bambini li assiste Dio)

Non bisogna  preoccuparsi della incolumità dei bambini, così come di quella degli irresponsabili in genere, i quali rilevano capacità insospettate tali da far pensare ad un'assistenza divina

 

para para piglia, chi lo trova sè lo piglia

(cerchiamo tutti poiché chi lo trova lo prende  per sé)

citato ad avvallare il diritto di possesso di corsa ritrovata

parla e parla e a ‘nnamorata soa è sorda

(parla e parla ma la fidanzata è sorda)

rimprovero a chi con presta attenzione a ciò che gli si dice

 

parla quanno piscia a iallina

(parla quando orina la gallina)

perentorio invito a tacere in quanto la gallina è sprovvista di apparato urinario

 

e parole rè i viecchi e i  scritti rè i notari,  ardere sè ponno ma perdere mai.

(parole di vecchi e scritti di notai, bruciare si possono ma perdere mai)

le tradizioni antiche, le cose sagge e quanto e diventato storia, non si può smentire

 

"Pasquà, ò sinneco nuovo sè rà dà fà"…. "Giovà, è a ncignatura rà otte"

(Pasquale, il Sindaco nuovo si dà da fare _ Giovanni, è l'inizio di una nuova botte)

ogni volta che si apre una botte nuova, il vino risulta sempre buono. Però, solo con il tempo possiamo vedere se lo è realmente

 

passato ò santo è passata a festa

(passata la processione la festa è finita)

ogni cosa va fatta a tempo debito

 

 

penza a ò buono cà meglio te truovi

( augurati il bene ché ti troverai me­glio)

per conseguire risultati soddisfa­centi è indispensabile affrontare i pro­blemi con ottimismo

 

Peppo pe Peppo me tengo a Peppo mio

(Giuseppe per Giuseppe mi tengo a Giuseppe mio)

cambiare cio che si conosce con qualcosa di incerto dello stesso valore non da nessuna convenienza

 

perde ò ove e bà trovanno e corne.

(smarrire il bue e cercarne le corna)

chi cavilla sulla forma, dopo essere stato smentito dalla realtà dei fatti

 

prima re te lò mette…... tutto t'apprommette, na ota ca te là mittuto…… te la viri tu e Cristo

(prima di introdurlo ti promette di tutto,  dopo l'introduzione  sono affari tuoi e di Nostro Signore )

si fa riferimento all'abitudine, da parte di chi vuole ottenere qualcosa da qualcuno, di fare promesse estremamente allettanti. Dopo aver ottenuto ciò che si vuole le promesse fatte si dileguano come neve al sole. Trova larghissimo impiego in politica e in amore

 

puozzi squaglià com'a a neve e marzo!

(possa tu scioglierti come la neve di marzo!)

reazione dettata da stizza, in cui si auspica che la persona molesta si tolga immediatamente di torno

 

  

puòzzi onnià com’à là messa rè li santi

(possa tu godere come una messa per i santi)

forma di ringraziamento rivolta a chi fa un piacere inaspettato

 

pùro ì pulici tenono a tosse

(anche le pulci hanno  la  tosse)

rimprovero rivolto a chi si intro­mette in questioni di cui è assolutamente privo di competenza

 

quà a pezza e quà ò copeto

(qua la caciotta e qua il torrone: baratto di prodotti)

indica l'inopportunità di concedere qualcosa in cambio di sole promesse

 

quà sotta non ‘nge chiove!

(qui sotto non piove!)

assicurazione di non dimenticare l'offesa patita. L'espressione si accompagna al gesto della mano aperta, col palmo volto in basso

 

quanno ‘a femmena o’ filà, fila pure c’ò spruoccolo.

(quando la donna vuol filare  fila anche con un pezzo di legno)

la donna che vuole qualcosa, la ottiene sempre

 

quanno a iatta non pote arrivà a ò lardo rice cà è dè rancito.

(quando il gatto non riesce a raggiungere il lardo dice che è rancido)

da sempre tutto ciò che non si riesce ad ottenere si sostiene che non è degno di noi

Quanno jiocca non fà zango!

(quando fiocca non si forma fanghiglia!)

detto di un tentativo di recare danno in cui la malafede è talmente palese da non consentire di sortire l'effetto desiderato

 

quanno  frivi  o pesce, vàrda sempe a iatta

(quando si friggere il pesce, controlla sempre  il gatto)

essere pervaso da geloso timore per le proprie cose, tanto da sospet­tare di chiunque gli sia vicino

 

quanno lampa scampa, quanno trona chiove

( quando si vedono i fulmine arriva il bel tempo quando si sentono i tuoni sta per piovere)

si insegna che i fulmini, in quanto luce, tendono ad arrivare molto più lontano del suono, ossia i tuoni. Questo comporta che i lampi visibili molto spesso appartengono a formazioni metereologiche lontane da noi. Diversamente invece, i tuoni, che si estendono solo fino ad alcuni chilometri, quando udibili sono premonitori di temporali in zona.

 

quanno mai  a visto zinghiri e mete!

(quando mai ai visto zingari a mietere!)

espressione di gradita sorpresa per ospiti inattesi. Gli zingari non hanno mai praticato la mietitura, attività propria delle popolazioni stanziali

 

 

  

quanno ò piccolo parla ò ruosso già à ditto

(quando il piccolo si esprime, il grande già si è espresso.)

i bambini di frequente si lasciano sfuggire con innocenza ed ingenuità ciò che hanno ascoltato dai genitori, spesso senza capirne l'importanza o la gravità della cosa. I gregari o i sottoposti sono spesso rivelatori, più o meno involontari, degli atteggiamenti, magari nascosti, di quelli di cui subiscono l'influenza

 

quanno  se squaglia à neve esciono e stronze fore

(quando squaglia la neve vengono alla luce le cacche)

alla resa dei conti emergono le beghe

 

quanno se zappa e quanno si puta zìì  Ronato non tene niputi, quanno è tiempo rè  venegnà zìì Ronato rà quà e zìì Ronato rà là

(quando si deve zappare e quando si deve potare zio Donato non ha nipoti, quando invece si deve vendemmiare, zio Donato di qua e zio Donato di là.)

Semplice capire la morale, quando si tratta di lavorare è difficile trovare un aiuto, poi, quando bisogna raccogliere i frutti del proprio lavoro, stranamente, tutti si presentano per avere la propria parte

 

quanno trasi...pane e caso, roppo trasuto...pane piruto

(prima di entrare pane e formaggio, effettuato l'ingresso, pane ammuffito)

utilizzato frequentemente in contesti di contenziosi post-matrimoniali, indica che a volte le cose appaiono meravigliose e appetibili,  e solo in seguito, con l'esperienza diretta ci si rende conto del poco valore di fronte al quale ci si trova

quatto brillanti iuorni quaranta

(quattro di aprile giorni quaranta)

 le condizioni metereologiche registrate il quattro aprile si conservano inalterate per i successivi quaranta giorni

 

quero cà lassi è pirduto

(ciò che non prendi è perso)

è saggio non trascurare alcuna delle opportunità che la vita ci offre.

 

quero che fa’ Dio è tutto fatto buono

(tutto ciò che fa Dio è ben fatto.)

non bisogna discuteri gli ordini che provengono dai superiori

rà  arà…..  iesci a pasce

(da arare finisce a pascolare)

di chi intraprende un'attività per poi interromperla ed iniziarne un'altra

 

rapa e rapesta: una menesta

(rapa e ramolaccio: un'unica verdura)

detto di persone che, per esperienze comuni o per vincoli di parentela, rilevano identici sentimenti

 

rispettà ‘o cane p’ ‘o patrone

(rispetta il cane per il patrone)

gentilezza di riflesso (aver rispetto di qualcuno anche per le sue origini

 

 

 risse o pappolo vicino a noce,  tiembo ‘nce òglio ma te spertoso

(disse il tarlo alla noce: "è solo questione di tempo, ma ti foro")

anche una debole attività, come quella di un piccolo animaletto come il tarlo, perpetuata per un lungo lasso di tempo , può ottenere risultati straordinari. Ad uso di sfida o di intimidazione, si enuncia quando vogliamo sottintendere che è solo una questione di tempo, ma il risultato è assicurato

 

roppo e tre negliare, l'acqua sè prepara

( dopo tre giorni di nebbia viene la pioggia)

meteorologia contadina per prevedere il tempo

 

ruoccolo è figlio a rapa

( il broccolo è figlio della rapa)

Tale mamma, tale figlio

 

sì comm’à iatta, cari sempe cò i pieri ‘nterra

(sei come il gatto cadi sempre con i piedi a terra)

vuoi avere sempre ragione

 

si comm’à mosca, addò te firmi là cachi

(Sei come la mosca dove ti fermi la fai i tuoi bisogni)

Non avere il senso dell’ordine

 

sò chiù ghiuorni cà sausicchi

(sono più i giorni che le salsicce)

un invito alla moderazione, a preservare sufficienti riserve per il futuro

 

sò ghiuorni cà vanno accussì

(sono giorni che vanno così)

sta ad indicare che alcune cose vanno, purtroppo, fatte in un determinato modo

 

s’abboffato  comm’ ‘a nò ruospo

(si è gonfiato come  un rospo)

usato per indicare persona che ha mangiato tanto o per  persona molto arrabbiata

 

sbaglia ò  preote ‘ngoppa altare,  sbaglia ò ciuccio cò a capo tanto rossa, m’ò c’aggio sbagliato io……….

(sbaglia il prete sull’l'altare, sbaglia l’asino che ha la testa così grande,  ora se ho sbagliato io.. )

Espressione scherzosa, volta a sdrammatizzare l'altrui errore e ha giustificare il proprio.

 

Sando Vito……stà into a Maronna a neve……..

(San Vito ………stà nella chiesa della Madonna della neve)

indica l’abbuffarsi del mangiare senza nessun risparmio (San Vito è stato Patrono di Lapio)

 

Sando Vito è amante r’ì furistieri

(San Vito ha a cuore gli allogeni)

"Nessuno è profeta in patria".  Il proverbio realizza che a Lapio le persone forestiere trovano facilmente fortuna

 

   

 sparagna  e comparisci!

(risparmi e appari!)

si usa nelle occasioni in cui si riesce a coniugare le economie, il risparmio e il ben figurare.  Spesso usato in occasioni di regali economici ma di bella apparenza, la facezia è frequentemente impiegata come consiglio o esortazione

 

sott'a a neve  pane, sott'a l'acqua fame

(sotto la neve il pane, sotto la pioggia la fame)

frutto dell'esperienza del lavoro dei campi, la rima ricorda che la neve è sempre benefica per le colture in quanto rilascia lentamente nutrimento alla terra coltivata rendendo costante l'irrorazione idrica. Diversamente le piogge possono in taluni casi produrre danni, specie quando violente e temporalesche. Nonostante quindi il terribile freddo che accompagna la neve, essa si traduce comunque in abbondanza per i tempi futuri

 

sparti ricchezza e addeventa povertà

(dividere ricchezza fino a ridurla a povertà)

suddivisioni successive, anche di ingenti beni, non possono che ridursi ad insufficienti entità. pertanto non bisogna confidare eccessivamente sulle eredità destinate ad essere divise fra gli eredi

 

strazzeme e spetazzeme ma  l’asseme stà  ài  mii

( stracciami e sminuzzami ma lascia stare  i miei)

puoi dire di me ciò che ti pare, ma non ti consento illazioni sulla mia famiglia.

 

 

t'aggia ‘nmbarà e t'aggia perde

(debbo insegnarti e quindi perderti)

solo la necessità lega i più giovani agli anziani, e che presto i primi acquisiranno autonomia, allontanandosi per sempre dai secondi

 

tanto se sà, cà finisce tutto a tarallucci e bino

(tanto si sa che finisce a mangiare e bere)

va a finire tutto a baldoria

 

te n’aiuto e quaglio

(te ne sei andato di quaglio)

perdere la testa ,  si vuole indicare un soggetto che ha mutato il proprio atteggiamento. Solitamente i due usi più frequenti si riferiscono a individui che manifestano a inaspettata , o anche ingiustificata, superbia. Spesso il modo di dire si può attribuire a una persona che si è perdutamente innamorata

 

tene à panza azzeccata co ‘i rini

( ha la pancia allo stesso posto della schiena)

riferito ai magri

 

 tene ò pizzolo buono e ascelle rotte

 (ha  il becco buono e le ali rotte)

 di chi ama l'agiatezza e non fa nulla per procurarsela

 

Tettella voleva doe onnelle

(Antonietta voleva due gonne)

chi vuole troppo finisce col perdere anche ciò che possiede

 

tienì  no piso ‘ncopp’ ‘o stommaco

(hai un peso sullo stomaco)

avere un problema assillante

 

tre sò i putienti: ò Papa, ò Re e chi non tene niente

(tre sono i potenti: il Papa, il ree chi non possiede nulla)

oltre che con gli ecclesiastici ed i politici, ci si ha da rimettere anche con chi non ha nulla da perdere

 

triga e bene bona!

(tarda,  ma riesce bene!)

si rivela disponibilità all'attesa, nella consapevolezza che il buon esito, nella realizzazione di un progetto o di un'opera, è determinatodalla cura che vi si pone

 

tutti amm'aì a finì a terra morta vicino e  grareche  rì pigni

(tutti dobbiamo andare a finire al cimitero.)

un destino a cui nessun uomo può sfuggire

 

uocchi chiini e mano vacante

(occhi ricolmi e mani vuote)

le cose da vedere abbondano facendo contrasto con l'impossibilità di possederle. Solitamente il detto si propone in presenza di grazie femminili. Gli occhi degli uomini infatti sembrano tremolare e quasi gonfiarsi delle bellezze rimirate, ma le mani restano miseramente vuote.

 

ùoi  a otte chiena e a moglière ‘mbriaca

(vuoi  la botte piena e la moglie sbronza)

 pretendere di avere tutto.

 

ùoi  girà ‘a frittata

(vuoi girare la frittata)

Mischiare le carte

 

"uoi?" sè rice a ì malati!

("vuoi?" si chiede ai malati!)

è pura ipocrisia chiedere a chi è in buona salute se gradisce del cib.

 

vai  pàvè  e riesti a dà

(andar per avere e restare a dare)

nessuno può essere  sicuro su ciò che avverrà

 

vierno si non è capo è cora

(l'inverno, se non principio, è fine)

Indica che  il rigore invernale, se non si manifesta all'inizio della stagione, lo fa senz'altro al termine.

 

voce rè popolo voce rè Dio

(La voce del popolo è la voce di Dio)

Quello che indica il popolo spesso è la verità