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L’UOCCHIO

 

Sette metodi per l’occhiatura

 

 

Nel passato (ma anche oggi) all'occhiatura vi si faceva ricorso spesso, in quanto si attribuiva al malocchio, generato da sguardi o commenti dettati da invidia, qualsiasi stato di malessere, non escluse le emicranie. Se ne conoscono varie versioni.

Questo rito si può tramandare rivelandone la formula esclusivamente nella nottata tra Sabato Santo e la Pasqua.

 

(metodo n. uno)

 

Uno dei metodi per il malocchio, più comuni era il seguente:

La guaritrice o il guaritore  tracciava per tre volte il segno della Croce, toccandosi con la punta delle dita della mano destra la fronte, il petto e gli omeri e recitando:

 "In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo".

Quindi, a pugno chiuso, con il pollice della mano destra serrato fra l'indice ed il medio, tracciava per tre volte il segno della Croce sul capo del paziente, per ciascuna volta ripetendo la seguente formula:

Te scioglio rà la capo a  lo pere.

 Chi t'a fatto lo male t'adda fa' lo bene.

Uocchi, contruocchi, scatta maluocchio;

uocchi, contruocchi, crepa maluocchio.

Ti libero dalla testa al piede.

Chi ti ha fatto del male deve farti del bene.

Occhio, contr'occhio, schiatta malocchio;  

Occhio, contr'occhio, crepa malocchio.

Di seguito, per tre volte, veniva ripetuto il segno della Croce sulle vertebre cervicali del paziente, congiuntamente alla triplice recitazione della formula.

A conclusione, tre volte ancora veniva segnato con la Croce il petto del paziente ed altrettante volte la formula veniva ripetuta.

Per accertare che il malessere che  stato generato da malocchio, al termine del rito la guaritrice o il guaritore, versava dell'acqua in un piatto col quale, sorretto fra le mani, tracciava per tre volte il segno della Croce al disopra del capo del paziente, per ciascuna volta recitando la formula solita.

Quindi, deposto il piatto, col pollice serrato fra l'indice ed il medio della mano destra chiusa a pugno, tracciava su di esso per tre volte il segno della Croce, per tre volte ancora recitando la formula.

Fatto ciò, la guaritrice versava un po' d'olio di oliva in un cucchiaio ed in esso intingeva l'indice della mano destra per lasciarne quindi cadere tre gocce nell'acqua contenuta nel piatto. Se l'olio scompariva del tutto, la causa del malessere non poteva essere attribuita al malocchio; se, viceversa, l'olio si spandeva a formare una chiazza galleggiante, il malessere lamentato era da ascrivere all'altrui invidia.

Se la chiazza assumeva un aspetto circolare, il maleficio era da imputare a persona di sesso maschile.

Se invece  assumeva una forma allungata e contorta, simile ad una serpe, il malocchio era imputabile a persona di sesso femminile

 

 

 (metodo n. due)

Qui la guaritrice, prima di dar corso al rito terapeutico, soleva accertarsi che il malessere fosse effettivamente dovuto a malocchio. A tal fine versava in un piatto una contenuta quantità d'acqua in cui lasciava cadere qualche goccia d'olio.

Se l'olio restava compatto, il malessere non poteva essere attribuito ad alcun maleficio; se invece si frantumava o si spandeva fino a formare una chiazza più o meno estesa, il malocchio era in atto, rispettivamente con maggiore o minore intensità.

In questo caso la masciara poneva il piatto sul capo del paziente, tenendovelo con la mano sinistra, e, al disopra di esso, col pugno chiuso in modo da comprendere la punta del pollice tra l'indice ed il medio, tracciava nell'aria ripetuti segni di Croce, recitando:

Uocchi, contruocchi, scatta maluocchio;

uocchi, contruocchi, scatta maluocchio;

uocchi, contruocchi, scatta maluocchio.

io preo a San Damiano:

 io fazzo o mierico e isso o sana;

io preo a la Vergine Maria

e tre Avemmaria le oglio rice.

Occhio, contr'occhio, schiatta malocchio;

occhio, contr'occhio, schiatta malocchio;

occhio, contr'occhio, schiatta malocchio.

Io prego San Damiano:

Io faccio il medico e Lui lo guarisce;

io prego la Vergine Maria

e tre Ave Maria Le voglio recitare.

Seguiva la recitazione dell'Ave Maria ripetuta per tre volte.

Se il malessere persisteva, l'intero rito andava ripetuto, anche più volte, fin quando non cessava del tutto.

Le modalità di esecuzione di questo rito, al solo scopo di essere tramandate, non potevano essere rivelate se non nel periodo della Quaresima.

 

(metodo n. tre)

 

La guaritrice iniziava col fare il segno della Croce, toccandosi la fronte, il petto e gli omeri e invocando:

"In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Quindi, col pollice della mano sinistra, tracciando in successione sei impercettibili segni di Croce sulla fronte del paziente, due sul lato destro, due sul centro e due su quello sinistro, recitava:

In nome del Padre,

del Figlio

e dello Spirito Santo.

Angili Santi,

mano manca,

uocchi accrisci

e fico ammanca.

In nome del Padre,

del Figlio

e dello Spirito Santo.

Angeli Santi,

mano sinistra, occhio (potenza benefica del rito) cresci

e fico (concretizzazione del maleficio in un frutto che, essiccando, si arricchisce di sapore) avvizzisci.

In concomitanza con la declamazione di quest'ultimo verso, il segno della Croce, col pollice, veniva imposto sul setto nasale.

Il tutto andava ripetuto tre volte prima di passare alla fase successiva in cui, la guaritrice, ancora per tre volte e sempre col pollice della mano sinistra, tracciando, a partire da destra, sul petto del paziente una serie di nove segni di Croce, recitava:

Dui me vanno contro

e tre 'nfavore:

lo Padre,

lo Figlio

e lo Spirito Santo.

Angili Santi, mano manca,

uocchi accrisci

e fico ammanca.

Due mi sono contrari (l'autore del malocchio e il demone del male)

e tre a favore:

il Padre,

il Figlio

e lo Spirito Santo.

Angeli Santi,

mano sinistra,

occhio cresci

e fico avvizzisci.

Il rito veniva concluso ripetendo per tre volte la seguente formula, congiuntamente all'imposizione sulla schiena del paziente, col pollice della mano sinistra, di una triplice serie di sei Croci:

Mulo chi non fa' figli,

felece ca non fa' semente,

Angili Santi,

mano manca,

uocchi accrisci

e fico ammanca.

Mulo che non prolifica,

felce che non dà semi,

Angeli Santi,

mano sinistra,

occhio cresci

e fico avvizzisci.

 

(metodo n. quattro)

 

Il seguente rito appare come una semplificazione di quello precedente del quale, tuttavia, contraddice il simbolismo, rivelandone così l'errata trasmissione orale, o più probabilmente l'origine captatoria.

Comunque c'è da notare che nella comune interpretazione l’uocchio corrispondeva all'occhiata malefica, cioè al malocchio, e ciò può conferire senso logico all'inversione dell'evento auspicato.

La guaritrice, con la mano destra, si segnava della Croce alla maniera cristiana, quindi, col pollice della mano sinistra, tracciava ininterrottamente, ventuno volte, il segno della Croce su una qualsiasi parte del corpo del paziente, generalmente sulla fronte, contemporaneamente pronunciando per tre volte la seguente formula:

In nome del Padre,

del Figlio,

dello Spirito Santo, dell'Angelo Santo

e mano manca:

crisci fico

e uocchio ammanca.

In nome del Padre, del Figlio,

dello Spirito Santo, dell'Angelo Santo

e mano sinistra:

cresci fico (qui si concretizza nel frutto il concetto di benessere fisico)

e malocchio diminuisci (di intensità).

 

(metodo n. cinque)

 

Anche questo rito appare di chiara derivazione.

La guaritrice, col pollice della mano destra, imponeva il segno della Croce sulla fronte del paziente invocando:

"In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", a cui faceva seguito la recitazione della seguente formula per tre volte:

Uocchi, contruocchi,

crepalo 'nguorpo,

scattalo 'nguorpo.

Dui l'anno offesso,

quatto l'anno difeso:

lo Padre, lo Figlio, lo Spirito e lo Santo.

Occhio (nel senso di malocchio), contr'occhio,

crepalo in corpo,

schiattalo in corpo.

In due lo hanno offeso (il malvagio che ha operato il maleficio ed il demone che in ciò lo ha assistito), in quattro lo hanno difeso:

il Padre, il Figlio, lo Spirito e il Santo. (è evidente l'erronea scissione dell'unità costituita dallo Spirito Santo).

Poi il segno della Croce veniva imposto sull'addome e, all'appello alla Divina Trinità, ancora seguiva la triplice recitazione della formula.

Di seguito, si operava in maniera analoga sulla giuntura fra braccio ed avambraccio sinistri, su quella fra braccio ed avambraccio destri, quindi sul ginocchio sinistro e, a conclusione, su quello destro.

 

 

 

(metodo n. sei)

La guaritrice faceva il segno della Croce con la mano destra, toccandosi la fronte, il petto e gli omeri, invocando per sé il potere di sconfiggere il male "in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo".

Quindi chiudeva a pugno la mano sinistra in modo che il pollice restasse costretto fra il medio e l'anulare e con esso imponeva, sovrapponendoli, tre segni di Croce sulla fronte del paziente, tre sulla sommità del capo, tre sul collo appena sotto le vertebre cervicali, tre su ciascuna delle giunture fra braccia ed avambracci, e tre sull'uno e sull'altro ginocchio, recitando, nel contempo, un'unica volta la seguente formula:

Uocchio  appizzuto ra  fronte n'è asciuto.

Quiro ca è stato pozza esse scattato.

Te fazzo la Croce co' la mano manca:

la forza t'accresce

e lo maluocchio  t'ammanca.

Occhiata maligna da fronte ne è uscita (scaturita da pensieri malvagi).

Colui che è stato (l'autore del malocchio) possa essere schiattato.

Ti faccio la Croce

con la mano sinistra: il vigore ti aumenta

ed il malocchio ti diminuisce.

Per concludere, accennava ad uno o due sputi all'indirizzo del volto del paziente e profferiva: Scatta maluocchi.

 

(metodo n. sette)

La guaritrice iniziava col fare il segno della Croce, toccandosi con la punta delle dita della mano destra la fronte, il petto e gli omeri ed invocando: "In nome del Padre, del figlio e dello Spirito Santo".

Quindi, col pollice della mano destra, muovendo dall'alto verso il basso (per il tratto verticale) e da sinistra verso destra (per quello orizzontale), tracciava tre segni di Croce sulla fronte del paziente, contemporaneamente pronunciando per ciascun segno:

'Ngienzo, mirra, oro,

uoglio Santo.

Scatta maluocchio, crepa maluocchio:

esca la ‘miria e crepa l' uocchio.

Incenso, mirra, oro,

Olio Santo.

Schiatta malocchio, crepa malocchio:

fuoriesca l'invidia e crepi (cessi) il malocchio.

Analogamente si procedeva segnando la gola del paziente, quindi le vertebre cervicali e, via via, entrambi gli omeri, i gomiti, i polsi, le ginocchia e le caviglie.

Per semplificare, la guaritrice aveva facoltà di tracciare contemporaneamente, con entrambi i pollici delle due mani, i tre segni di Croce rispettivamente su entrambi gli omeri, i gomiti, i polsi, le ginocchia e le caviglie, non trascurando però di effettuare le imposizioni muovendo dall'alto verso il basso e da sinistra verso destra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 2

 

 

 

 

 

L'Occhiatura po’ male e capo (Rito contro il malocchio)

(metodo n.due)

Qui la guaritrice, prima di dar corso al rito terapeutico, soleva accertarsi che il malessere fosse effettivamente dovuto a malocchio. A tal fine versava in un piatto una contenuta quantità d'acqua in cui lasciava cadere qualche goccia d'olio. Ove l'olio fosse rimasto compatto, il malessere non poteva essere attribuito ad alcun maleficio; se invece si frantumava o si spandeva fino a formare una chiazza più o meno estesa, il malocchio era in atto, rispettivamente con maggiore o minore intensità. In questo caso la masciara poneva il piatto sul capo del paziente, tenendovelo con la mano sinistra, e, al disopra di esso, col pugno chiuso in modo da comprendere la punta del pollice tra l'indice ed il medio, tracciava nell'aria ripetuti segni di Croce, recitando:

Uocchi, contruocchi, scatta maluocchi;

uocchi, contruocchi, scatta maluocchi;

uocchi, contruocchi, scatta maluocchi.

Io preo a Santo Damiano:

Io fazzo lo mierico e isso lo sana;

io preo a la Vergine Maria

e tre Avemmaria le oglio rice.

Occhio, contr'occhio, schiatta malocchio;

occhio, contr'occhio, schiatta malocchio;

occhio, contr'occhio, schiatta malocchio.

Io prego San Damiano:

Io faccio il medico e Lui lo guarisce;

io prego la Vergine Maria

e tre Ave Maria Le voglio recitare.

Seguiva la recitazione dell'Ave Maria ripetuta per tre volte.

Se il malessere persisteva, l'intero rito andava ripetuto, anche più volte, fin quando non cessava del tutto.

Le modalità di esecuzione di questo rito, al solo scopo di essere tramandate, non potevano essere rivelate se non nel periodo della Quaresima.

La guaritrice iniziava col fare il segno della Croce, toccandosi la fronte, il petto e gli omeri e invocando:

"In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Quindi, col pollice della mano sinistra, tracciando in successione sei impercettibili segni di Croce sulla fronte del paziente, due sul lato destro, due sul centro e due su quello sinistro, recitava:

In nome del Padre,

del Figlio

e dello Spirito Santo.

Angiuli Santi,

mano manca,

nocchi accrisci

e fico ammanca.

In nome del Padre,

del Figlio

e dello Spirito Santo.

Angeli Santi,

mano sinistra, occhio (potenza benefica del rito) cresci

e fico (concretizzazione del maleficio in un frutto che, essiccando, si arricchisce di sapore) avvizzisci.

In concomitanza con la declamazione di quest'ultimo verso, il segno della Croce, col pollice, veniva imposto sul setto nasale.

Il tutto andava ripetuto tre volte prima di passare alla fase successiva in cui, la guaritrice, ancora per tre volte e sempre col pollice della mano sinistra, tracciando, a partire da destra, sul petto del paziente una serie di nove segni di Croce, recitava:

Dui me vanno contro

e tre 'nfavore:

lo Padre,

lo Figliuolo

e lo Spirito Santo.

Angiuli Santi, mano manca,

uocchi accrisci

e fico ammanca.

Due mi sono contrari (l'autore del malocchio e il demone del male)

e tre a favore:

il Padre,

il Figliolo

e lo Spirito Santo.

Angeli Santi,

mano sinistra,

occhio cresci

e fico avvizzisci.

Il rito veniva concluso ripetendo per tre volte la seguente formula, congiuntamente all'imposizione sulla schiena del paziente, col pollice della mano sinistra, di una triplice serie di sei Croci:

Mulo chi non fa' figli,

felece ca non fa' semente,

Angiuli Santi,

mano manca,

uocchi accrisci

e fico ammanca.

Mulo che non prolifica,

felce che non dà semi,

Angeli Santi,

mano sinistra,

occhio cresci

e fico avvizzisci.

 

 

 

 

 

 

 

Rito 3

Il seguente rito appare come una semplificazione di quello precedente del quale, tuttavia, contraddice il simbolismo, rivelandone così l'errata trasmissione orale, o più probabilmente l'origine captatoria.

Comunque c'è da notare che nella comune interpretazione uocchi corrispondeva all'occhiata malefica, cioè al malocchio, e ciò può conferire senso logico all'inversione dell'evento auspicato.

La guaritrice, con la mano destra, si segnava della Croce alla maniera cristiana, quindi, col pollice della mano sinistra, tracciava ininterrottamente, ventuno volte, il segno della Croce su una qualsiasi parte del corpo del paziente, generalmente sulla fronte, contemporaneamente pronunciando per tre volte la seguente formula:

In nome del Padre,

del Figlio,

dello Spirito Santo, dell'Angelo Santo

e mano manca:

crisci fico

e uocchi ammanca.

In nome del Padre, del Figlio,

dello Spirito Santo, dell'Angelo Santo

e mano sinistra:

cresci fico (qui si concretizza nel frutto il concetto di benessere fisico)

e malocchio diminuisci (di intensità).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rito 4

Anche questo rito appare di chiara derivazione.

La guaritrice, col pollice della mano destra, imponeva il segno della Croce sulla fronte del paziente invocando:

"In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", a cui faceva seguito la recitazione della seguente formula per tre volte:

Uocchi, contruocchi,

crepalo 'nguorpo,

shcattalo 'nguorpo.

Dui l'anno offesso,

quatto l'anno difeso:

lo Padre, lo Figlio, lo Spirito e lo Santo.

Occhio (nel senso di malocchio), contr'occhio,

crepalo in corpo,

schiattalo in corpo.

In due lo hanno offeso (il malvagio che ha operato il maleficio ed il demone che in ciò lo ha assistito), in quattro lo hanno difeso:

il Padre, il Figlio, lo Spirito e il Santo. (è evidente l'erronea scissione dell'unità costituita dallo Spirito Santo).

Poi il segno della Croce veniva imposto sull'addome e, all'appello alla Divina Trinità, ancora seguiva la triplice recitazione della formula.

Di seguito, si operava in maniera analoga sulla giuntura fra braccio ed avambraccio sinistri, su quella fra braccio ed avambraccio destri, quindi sul ginocchio sinistro e, a conclusione, su quello destro.

 

 

 

 

 

 

Rito 5

La guaritrice faceva il segno della Croce con la mano destra, toccandosi la fronte, il petto e gli omeri, invocando per sé il potere di sconfiggere il male "in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo".

Quindi chiudeva a pugno la mano sinistra in modo che il pollice restasse costretto fra il medio e l'anulare e con esso imponeva, sovrapponendoli, tre segni di Croce sulla fronte del paziente, tre sulla sommità del capo, tre sul collo appena sotto le vertebre cervicali, tre su ciascuna delle giunture fra braccia ed avambracci, e tre sull'uno e sull'altro ginocchio, recitando, nel contempo, un'unica volta la seguente formula:

Uocchi appizzuto

ra fronte n'è assuto. Quiro ca è stato

pozza esse shcattato. Te fazzo la Croce

co' la mano manca: la forza t'accresce

e lo maluocchi t'ammanca.

Occhiata maligna da fronte ne è uscita (scaturita da pensieri malvagi).

Colui che è stato (l'autore del malocchio) possa essere schiattato.

Ti faccio la Croce

con la mano sinistra: il vigore ti aumenta

ed il malocchio ti diminuisce.

Per concludere, accennava ad uno o due sputi all'indirizzo del volto del paziente e profferiva: Shcatta maluocchi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rito 6

La guaritrice iniziava col fare il segno della Croce, toccandosi con la punta delle dita della mano destra la fronte, il petto e gli omeri ed invocando: "In nome del Padre, del figlio e dello Spirito Santo".

Quindi, col pollice della mano destra, muovendo dall'alto verso il basso (per il tratto verticale) e da sinistra verso destra (per quello orizzontale), tracciava tre segni di Croce sulla fronte del paziente, contemporaneamente pronunciando per ciascun segno:

'Ngienzo, mirra, oro,

uoglio Santo.

Shcatta maluocchi, crepa maluocchi:

fore la 'mmiria e crepa l'uocchi.

Incenso, mirra, oro,

Olio Santo.

Schiatta malocchio, crepa malocchio:

fuoriesca l'invidia e crepi (cessi) il malocchio.

Analogamente si procedeva segnando la gola del paziente, quindi le vertebre cervicali e, via via, entrambi gli omeri, i gomiti, i polsi, le ginocchia e le caviglie.

Per semplificare, la guaritrice aveva facoltà di tracciare contemporaneamente, con entrambi i pollici delle due mani, i tre segni di Croce rispettivamente su entrambi gli omeri, i gomiti, i polsi, le ginocchia e le caviglie, non trascurando però di effettuare le imposizioni muovendo dall'alto verso il basso e da sinistra verso destra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rito 7

Tale rito, perché non perdesse la propria efficacia, non poteva essere trasmesso che per iscritto ed esclusivamente nella notte di Natale. La guaritrice si segnava per tre volte col simbolo della Croce, toccandosi con la punta delle dita della mano destra prima la fronte, poi il petto e quindi gli omeri, di volta in volta scandendo: "In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo".

Quindi tracciava, per sei volte consecutive, col pollice della mano destra, il segno della Croce sulla fronte del paziente, partendo dall'alto verso il basso (per il tratto verticale) e da destra verso sinistra (per quello orizzontale), recitando, in contemporanea con l'imposizione di ciascun segno, la seguente formula:

Uocchi e contruocchi, particella a l'uocchi:

crepa la 'mmiria

e shcatta maluocchi.

Malocchio e contr'occhio,

particola al malocchio (si invoca l'intervento dell'ostia consacrata per sconfiggere il malocchio):

crepi l'invidia

e schiatti il malocchio.

Ulteriori sei segni di Croce venivano imposti sul petto e, quindi, ancora sei sulla schiena del paziente, tutti accompagnati dalla recitazione della suddetta formula.

Ove il malessere si fosse rivelato persistente, l'intero rito andava ripetuto per ulteriori due volte.

In costruzione